Michele è nato in una bella giornata di dicembre,dopo una gravidanza normale e a termine,con un parto relativamente semplice. Un batuffolo di 3470 gr,paffuto e roseo,calmo e dolce. Calmo per lungo tempo, tanto che a tre anni ancora non parlava,ma abbiamo fortemente sperato che con l’inizio della scuola si sarebbe finalmente sbloccato.
Una delle attività più frequenti e consone nei genitori è sognare. Lo fanno tutti,indistintamente, non fatevi intortare dalle minchiate di chi dice “no no, nella vita farà quel che vorrà”. Si sogna, vedi il tuo paffuto pargolo mescolare puree di verdure imbrattando il seggiolone e già lo immagini chef di un grande ristorante. Se apre un libro di favole prima dei 12 mesi già pensi al nobel che sicuramente gli verrà assegnato. È normale, in fin dei conti ripaga in piccola parte dei sacrifici,le notti insonni,le preoccupazioni.
Esiste però una piccola percentuale di genitori (e nella quale mi trovo anche io) che ha dovuto tirare il freno ai sogni. È il momento in cui guardi il tuo paffuto pargolo e passi dal pensare “cosa farà?” a pensare “che fine farà?”.
Ho tre figli,noto di loro solo le personali peculiarità, eppure due sono neurotipici e uno è neurodiverso. “neurodiverso” significa che il suo cervello non rispetta i canoni tipici della maggior parte della popolazione.
Michele è affetto da disturbo pervasivo dello sviluppo di tipo autistico. È curioso come una delle frasi che spesso i medici fanno seguire alla diagnosi sia “il suo bambino è lo stesso che ha portato prima della diagnosi” ,rigurgito di comprensione forse, perchè loro lo sanno che dopo aver letto quel foglio nulla sarà più come prima. Sanno che quella parola ti rimbomberà in testa per lungo tempo (“autismo” “autismo” “autismo”) assieme a tante altre terribili (“ritardo” “disturbo cronico incurabile” “non autonomia”). Da quel momento la vita finisce in una centrifuga fatta di visite,battaglie,terapie,spiegazioni.
Questo blog vuole essere uno sfogo, un percorso per far valere i suoi diritti,gioire dei suoi progressi, far conoscere il disturbo, un modo per aprire quella finestra da cui lui osserva curioso il mondo.
Grazie per avermi permesso di guardare da questa meravigliosa finestra
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